Al nostro confessionale Biancorosso: Mister Danilo Tricarico

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Al nostro “Confessionale BiancoRosso” oggi abbiamo Mister Danilo Tricarico allenatore della prima Squadra che milita nel Campionato di Serie D. Scelto dalla proprietà dopo essersi esaurito il ciclo Vianello, un approdo in punta di piedi senza nessun clamore come è nel suo stile: grande umanità e tanta qualità al servizio della cultura del lavoro fanno di Mister Danilo Tricarico il beniamino di tutti i tifosi casatesi e i simpatizzanti di un calcio innovativo e genuino ancora costruito sui sani principi dello sport.

AS: Mister proviamo a riavvolgere il nastro della memoria. Raccontaci i tuoi primi calci ad un pallone.
DT: Ho iniziato in una squadretta di quartiere, a Milano: l’Iris 1914. Eravamo un gruppo di amici e ci si divertiva davvero tanto…

Quale erano i tuoi sogni in quel periodo e quali campi hai solcato.
DT: Penso che come tutti i bimbi, sognavo di poter diventare un calciatore famoso..uno “tipo Van Basten”…. Successivamente sono approdato alla pro patria, dove ho giocato nella squadra Berretti, anche se da li a poco, dovetti smettere a causa di un linfoma.

AS: In cosa é cambiato il calcio secondo te rispetto a quando eri calciatore. Cosa abbiamo perso o in alternativa guadagnato.
DT: Domanda davvero complicata e si rischia di rispondere in modo banale…Penso che società e addetti ai lavori siano molto piu’ strutturati e organizzati, vi sia un costante aggiornamento e voglia di migliorarsi. Troppo spesso, però, si da troppa importanza a questi elementi e ci si dimentica, trascurandola, la vera essenza di questo sport, che non è mai cambiata e mai cambierà: il divertimento

AS: Racconta a chi non lo ha mai vissuto, o si avvicina ora alla tua professione come nasce l idea di diventare un mister di calcio. Aldilà della profonda passione nn ti é mai successo di pensare anche per un solo secondo:”Ma chi me lo ha fatto fare :)”.
DT: L’idea di iniziare ad allenare è nata come reazione alla malattia che non mi ha piu’ permesso di continuare a giocare: quello che mi era stato tolto da giocatore, me lo sarei ripreso con gli interessi da allenatore…Se si ha passione, se ci si crede davvero e si fa di tutto per raggiungere i propri obiettivi, dietro ad ogni difficoltà, piccola o grande che sia, c’è sempre almeno un’opportunità. Non so cosa avrei combinato da giocatore, so invece, quello che sto facendo da mister e anche nei momenti più’ difficili, non ho mai pensato a chi me l’ha fatto fare…

AS: Parlaci delle differenze di gestione fra le varie categorie e in quali società hai allenato prima di approdare in biancorosso.
DT: Posso dire con orgoglio di aver scalato tutte le categorie: dai pulcini c alle prime squadre, 18 anni in cui ho arricchito il mio bagaglio. Prima di approdare alla Casatese ho avuto due esperienze che hanno segnato la mia carriera fino a questo momento: 7 anni di Rhodense, dove grazie alla figura di un presidente (Giuliano Canal) e un amico che ci ha salutato troppo presto (DS Renzo Tagliaferri), ho avuto la fortuna di passare dai giovanissimi alla prima squadra, nonostante la giovanissima età. Anni fantastici in cui le soddisfazioni tolte sono state davvero tante, culminate nella promozione in eccellenza. Da qui, poi la chiamata del Busto 81: due anni e mezzo che ne valgono dieci: l’approdo in eccellenza il primo anno, sorprendendo tutti e rimanendo ai vertici della classifica per molta parte della stagione, la serie D sfiorata l’anno successivo perdendo l’ultimo turno play-Off e l’esonero il terzo anno dopo sole 11 giornate… Per quanto riguarda la differenza tra categorie, cerco di riassumerla cosi. Se si allena nel settore giovanile, bisogna avere l’onestà intellettuale di lavorare solo per la crescita dei singoli giocatori, senza pensare di dover vincere campionati che non contano nulla: i giocatori non possono essere lo strumento per il raggiungimento di obiettivi personali o per riuscire ad arrivare nelle prime squadre, mentre il loro miglioramento è il vero campionato che si deve vincere. Se si è nelle prime squadre, invece, si deve ragionare solo per obiettivi che si devono raggiungere. Prendere o lasciare. Poi…ovviamente…su come si vogliano raggiungere..beh ognuno di noi ha la facoltà di deciderlo

AS: Perché hai scelto la Casatese?
DT: Marzo di 2 anni fa. Ero a far la spesa, senza squadra perché esonerato poco prima, squilla il cellulare era Fabio (non ci conoscevamo ancora)…da li a pochi giorni il primo incontro, ed il resto è storia… Scegliere la Casatese è stato fin troppo facile: con il direttore ci siamo capiti e trovati in un attimo, venivano costruite ogni anno squadre importantissime per la categoria e il salto in serie D ero convinto che fosse ampiamente alla portata.

AS: Prima volta in serie D. una coppa di Lombardia, e primi posti in classifica. Migliore difesa del campionato. Sfatiamo o confermiamo un mito.. i campionati si vincono in difesa?
DT: Permettimi una battuta! I campionati li vincono i giocatori forti, più’ giocatori forti hai a disposizione e più’ è facile vincere.

AS: I tuoi sogni di fine campionato iniziano con la lettera D o la lettera C?
DT: I sogni restano nel cassetto: abbiamo dimostrato di poterci stare in questa categoria, ci stiamo divertendo, continuiamo tutti cosi..senza porci limiti o star li troppo a pensare a quello che stiamo combinando.

AS: Durante la gara sentiamo spesso i nostri simpatizzanti biancorossi inneggiare il tuo nome in segno di caloroso saluto e rispetto per i risultati ottenuti.
DT: È bello ed emozionante: sono un gruppo di amici che ci è sempre vicino (impossibile non ricordare la trasferta a Franciacorta), sono spinti da un’incredibile passione! Speriamo di toglierci insieme ancora tante soddisfazioni, perché:” IL MEGLIO PER CASATE E LA CASATESE… DEVE ANCORA VENIRE!”.

AS: Cosa vuoi augurare a tutti per questo nuovo anno 2021.
DT: Per il 2021 un ritorno alla normalità, un ritorno di tutte quelle abitudini e consuetudini che si davano sempre per scontato e che invece abbiamo visto che scontate non lo sono affatto…

MIster Danilo Tricarico

MIster Danilo Tricarico

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