L’importanza del gioco nella crescita del bambino

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Bentrovati nella rubrica della mente. Un’appuntamento settimanale che il nostro Supporto pedagogico e Psicologia dello Sport della Scuola Calcio mette a disposizione per dare a tutti gli strumenti per capirsi e di conseguenza capire meglio il mondo che ci circonda. Oggi tramite un interessante articolo redatto dal nostro team pedagogico tratteremo l’importanza del gioco nella crescita del bambino.

L’IMPORTANZA DEL GIOCO NELLA CRESCITA DEL BAMBINO

“Il gioco è innegabile. Si possono negare quasi tutte le astrazioni: la giustizia, la bellezza, la verità, la bontà, lo spirito, Dio. Si può negare la serietà. Ma non il gioco.”
Con questa frase di Johan Huizinga, linguista e storico olandese, vogliamo far capire che il gioco non può e non deve essere privato nell’infanzia, questo perché è parte integrante dello sviluppo sociale, fisico, cognitivo ed emotivo sia dei giovani che dei bambini, ragione per cui dovrebbe essere garantita loro l’opportunità di sperimentarlo nelle diverse fasi della loro crescita. Tra gli elementi necessari per la maturazione psicofisica del bambino, il gioco occupa infatti una posizione fondamentale: è’ lo strumento attraverso il quale si costruisce il significato del mondo e si impara come ci si relaziona con gli altri.
Il gioco quindi che significato ha per il bambino e qual è la sua valenza nella crescita cognitiva?
Il gioco non è altro che un’attività libera e disinteressata che viene svolta dal bambino che però diventa portatrice di molti significati:
Divertimento
• esplorazione (avventura, conoscenza e gestione dello spazio, scoperta di sé)
• attività liberatoria (da paure, insicurezze ed aggressività)
• opportunità di apprendimento (favorisce lo sviluppo e l’esercizio di nuove competenze cognitive, socioaffettive, comportamentali e di socializzazione)
• distacco temporaneo dalla realtà
Già a partire al 1940, attraverso degli studi di psicologia infantile, si è scoperto come il gioco sia molto importante nello sviluppo cognitivo dei bambini sin dai primi mesi di vita. Jean Piaget, psicologo e pedagogista svizzero, afferma che esplorando, manipolando e sperimentando, inizialmente il suo corpo e successivamente gli oggetti, il bambino impara a coordinare azioni e percezioni, comprendendone le prime connessioni causali. Quindi non solo il gioco stimola la memoria, il linguaggio, l’attenzione, la concentrazione, favorisce lo sviluppo di schemi percettivi e la capacità di confrontarsi e relazionarsi; ne consegue che una scarsa attività ludica può comportare nel bambino gravi carenze dal punto di vista cognitivo.
Nonostante il gioco sia innato nell’essere umano, la funzione dell’adulto (genitore, educatore o insegnante che sia) è fondamentale in ogni tappa della crescita del bambino, quindi, anche nel gioco, specie nelle prime fasi dello sviluppo infantile. Al giorno d’oggi i ritmi frenetici e le attività che i bambini sono ormai abituati a compiere durante la giornata (sport, attività extra-scolastiche, ecc.) lasciano poco spazio da dedicare al gioco, ma è soprattutto attraverso il gioco che passa la comunicazione profonda tra adulti e bambini, per cui è fondamentale attivarsi per ritagliarsi dei momenti in cui ritrovare il piacere del divertimento fine a sé stesso assieme ai propri figli.

Altro aspetto importante da tenere conto è l’avvento della tecnologia. In questo periodo, a causa anche dell’arrivo di una pandemia che ha scosso tutto il mondo, l’esperienza sembra essere sempre più schermata, in apparenza. Se ad esempio pensiamo che venti anni fa era impensabile interagire da casa a casa attraverso dei videogiochi collegati da microfono e video camera, ci renderemo conto come le cose stanno prendendo pieghe diverse. Le strade dei quartieri e i parchi del paese che si svuotano di presenze e rimangono più silenziosi, sono il risultato del mondo tecnologico su queste nuove generazioni. Sono cambiate sia le modalità di accesso alle esperienze all’aria aperta, sia il livello di assuefazione dal divertimento. Se prima si passava dal fare nascondino, acchiapparella, rialzo, guardia e ladri nel giro di mezz’ora, oggi invece, per un’ora, ma forse anche più, i bambini riescono a rimanere immobili e concentrati davanti ad un computer. Bisogna anche riconoscere che è difficile per i bambini giocare se devono restare a quasi due metri di distanza e magari non hanno più nemmeno il lusso della ricreazione scolastica ma dobbiamo anche capire che il gioco aiuta i bambini a farsi un’idea del mondo e fornisce un’occasione per mettere in pratica diversi scenari di vita e affrontare stati emotivi complessi. E il gioco non fa bene soltanto ai vostri figli, può rendere più facile anche la vostra vita di genitori. Cerchiamo quindi di ritagliare dei momenti con i propri figli così da offrire al bambino la possibilità di fare esperienze di gioco all’aperto, in un contesto di relazioni allargato e di stimoli nuovi rispetto l’ambiente domestico che contribuisce alla formazione di una personalità sociale. Tra poco arriverà la primavera e poi l’estate, e pandemia permettendo, noi adulti potremmo trovare il tempo per giocare insieme ai nostri bambini al mare, in montagna, in campagna, in cortile, ai giardinetti nelle grandi città.
“Il bambino che non gioca non è un bambino, ma l’adulto che non gioca ha perso per sempre il bambino che ha dentro di sé.”
Vi lasciamo con questa stupenda frase di Pablo Neruda, riscoprite il bambino che c’è in voi, questo permetterà ai vostri figli di crescere in un ambiente felice e sereno.

A cura del Servizio Pedagogico della Scuola Calcio USD Casatese. Per aiuto, domande e/o approfondimenti scrivete a scuolacalcio@casatese.it

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